lunedì, ottobre 23, 2006

Questioni di idiomi

Primi contatti con gli autoctoni.
L'uomo del gas.
Dopo una serie di disavventure che meritano una trattazione a parte, arriva il giorno in cui "l'uomo del gas" fa la sua apparizione per installare il contatore.

Mattina, io al lavoro, nessuno a casa.
Nonostante mi avesse chiamato per avvertirmi della sua venuta soltanto 15 minuti prima dell'appuntamento fissato (del quale non ero a conoscenza...), e io contemporaneamente distassi almeno 45 minuti dal luogo del delitto, in qualche modo fui in grado di entrare in contatto col soggetto.
Dopo i saluti di rito, mi chiese per quale appartamento dovesse installare l'apparecchiatura...la risposta, naturalmente, non poteva essere "Per il mio!": TROPPO SEMPLICE.
Io avevo appena attivato il contratto Enel, percio' forte di questa esperienza gli comunicai le referenze dell'appartamento in base agli elementi a mia disposizione.
Non convinto di quanto io gli avessi detto, monto' ben due contatori, prima di accorgersi di aver sbagliato palazzina (o meglio, il gruppo di tubature sul quale stava lavorando andavano ad un'altro complesso abitativo).
Allora prima di installare il terzo contatore volle sincerarsi che io non fossi un visionario e non avessi fatto apposta a confondere le acque per ingannarlo.
Giunti fin sul pianerottolo, continuava a insistere che fossi io a sbagliarmi e che non poteva essere che il mio appartamento fosse quello nel quale stavamo entrando (e in cui avevo appena finito di montare i mobili della cucina)...

...e fu allora... che scendendo le scale mi rivolse una frase in un idioma sconosciuto:

MAKKITTA
DITATTI'
KELEL
DO'


Il tutto pronunciato in poco meno di un secondo.
Dovetti farmela ripetere almeno una decina di volte, perfino fingendo che "sa, il rimbombo delle scale...il raffreddore...l'eta' che avanza".
Niente.
Continuava a pronunciare la frase sempre piu' velocemente, finche' tutt'aduntratto non comprese da solo il mio imbarazzo e magicamente pronuncio' in quasi-italiano, lentamente, la sua richiesta.
Poi da li' in avanti fu tutto un cammino in discesa: l'uomo del gas monto' l'apparecchio, il gas fuoriusciva beatamente dai tubi, saluti e baci e io tornai felicemente al lavoro.

Questo episodio mi ha fatto capire ancor di piu' l'importanza di conoscere le lingue: ora comprendo un poco di inglese, un poco di spagnolo, qualcosina di francese, ma soltanto se parlano lentamente, e se non vogliono far gli stronzetti, ma cosa piu' importante, sto studiando intensamente, purtroppo ancora con scarsi risultati, il sandonatese...tanto che forse l'anno prossimo prenderemo una ragazza alla pari per fare esercizio con l'idioma.

2 Commenti:

ore 6:54 PM, Anonymous Jazzer scrive...

Eh caro, è dura la sinistra Piave. Ricordo le prime volte che nel 1993 mi sono messo allo sportello a Conegliano... altro che traduttore, mi ci voleva la sfera di cristallo!

 
ore 11:16 PM, Blogger qwezxc scrive...

Veramente noi abitiamo sulla sponda destra del Piave...oddio, non che per noi cambi qualcosa, ma da queste parti sembrano farci molto caso...anche se le questioni d'idioma rimangono, tuttavia, apertissime.

Abbiamo provato con lo specchio della matrigna di Biancaneve, ma senza sortire risultati apprezzabili: possiede una parlata secondo la variante della zona opitergina (mi sembra di capire da quanto lui afferma).

 

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